CS Telemedicina 2 marzo 2015 Milano

La Telemedicina è la protagonista del primo workshop di respiro tecnologico organizzato da Motore Sanità che per l’occasione di fa “Tech”. L’appuntamento è a Milano, presso la Sala Pirelli di Palazzo Pirelli con “Telemedicina. Salute in rete o buoni propositi”. L’evento è patrocinato da Regione Lombardia, Federsanità Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e di FederAnziani Senior Italia.

L’incontro con i maggiori rappresentanti della Sanità italiana e lombarda vuole essere un momento di confronto per delineare progetti e prospettive attorno ad una grande opportunità per il Sistema Sanitario Nazionale – la Telemedicina – per garantire una sempre migliore assistenza e cura ai cittadini bisognosi.

Dalla Regione Lombardia – con il progetto CReG di gestione dei malati cronici; il progetto integrato di telemedicina domiciliare “Hospital at home” proposto dall’Asl Monza Brianza; la telepresenza con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione; il progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale, all’applicazione della Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, fino alla proposta di FIMMG circa nuove modalità di presa in carico del paziente cronico – alla Regione Piemonte con Protèus, il primo programma piemontese di screening al mondo che utilizza tecniche di imaging avanzate per la diagnosi dei tumori, al teleconsulto in urgenza per i traumi cranici e lo Stroke in ospedali periferici, alla “Neurochirurgia Km zero.

«L’utilizzo di tecniche e strumenti di Telemedicina appare ormai indispensabile per sostenere nel campo dei sistemi sanitari più equità di accesso alle cure, continuità delle prestazioni e contenimento della spesa in considerazione della possibile razionalizzazione dei processi sociosanitari». E’ il commento del Vice Presidente della Regione Lombardia e Assessore alla Salute Mario Mantovani. «Regione Lombardia anche in questo campo da sempre si conferma modello di innovazione, avendo da anni investito in modelli sperimentali a livello domiciliare, in linea con gli altri Paesi europei. Anche il Libro Bianco per la riforma del sistema sociosanitario lombardo ha chiaramente indicato la necessità di individuare nuovi sistemi di cura orientati alla presa in carico proattiva, integrata e multidimensionale dei pazienti, soprattutto al fine di governare le problematiche relative all’invecchiamento della popolazione ed alla prevalenza delle malattie croniche sull’acuzie che si verificherà nei prossimi anni. La diffusione e l’implementazione di tutti gli strumenti legati all’information and and communication technology sarà certamente una delle strade privilegiate».

«Più che di telemedicina – prosegue Walter Bergamaschi, Direttore Generale della Salute di Regione Lombardia – vogliamo puntare sulla progettazione di modi innovativi di assistere soprattutto i pazienti cronici, che permettano loro di rimanere al proprio domicilio garantendone una migliore qualità della vita, allo stesso tempo permettano al sistema sanitario di risparmiare ospedalizzazioni inutili che sono le più costose». 

Il Consigliere della Regione Lombardia Stefano Carugo spiega: «Sicuramente la Telemedicina è, e potrà essere, una risposta efficace per portare più salute a casa di quei pazienti, fragili, che spesso non riescono ad accedere ai servizi sociosanitari» «Inoltre la semplicità e i sempre più 

nuovi device consentiranno, in modo professionale ed adeguato, di fare diagnosi e quindi successive terapie sempre più personalizzate. Il futuro è già presente. Dobbiamo venire sempre più incontro alle esigenze del territorio».

L’esperienza lombarda di telemonitoraggio domiciliare si inserisce nel più ampio progetto CReG di gestione dei malati cronici. I 100 pazienti che hanno accettato di aderire alla sperimentazione si sono dichiarati soddisfatti.

I risultati positivi della sperimentazione CReG sono stati più volte evidenziati dalla direzione generale salute della Regione Lombardia, in particolare il miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti e di conseguenza la riduzione dei ricoveri ospedalieri e degli accessi al pronto soccorso.

«La sperimentazione, in termini di assistenza ai malati cronici – spiega Fiorenzo Corti, responsabile Comunicazione nazionale Fimmg – è stata tesa a privilegiare lo spostamento delle informazioni più che delle persone, garantendo un monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente al proprio domicilio, sotto lo stretto controllo del proprio medico di famiglia».

Regione Lombardia ha inoltre promosso negli ultimi anni diversi progetti di ricerca e percorsi terapeutici, oltre a ripetute campagne informative per ridurre il “ritardo evitabile” nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, portando in 6 anni dall’11.8% al 75% i malati trattati sui potenzialmente curabili, grazie all’ottimizzazione della rete ospedaliera di offerta.

«L’ultima frontiera, per arrivare al 100% della copertura terapeutica, è rappresentata dalla telemedicina, lo strumento più avanzato in grado di portare il trattamento a coprire tutto il territorio in tempi ultraveloci senza spostare l’ammalato – spiega Mario Guidotti, Direttore del Dipartimento Area medica dell’Unità operativa complessa di Neurologia dell’Ospedale Valduce -. Il risparmio di tempo si trasforma in ricavo di cervello perché nell’ictus ogni secondo guadagnato rappresenta milioni di cellule salvate, sintetizzabile nello slogan “il tempo è cervello”».

La ASL Monza e Brianza propone un progetto integrato di telemedicina domiciliare, in linea con le indicazioni ministeriali e regionali, che prevede un sistema di “Hospital at home”, un sistema web based che garantisce sia la continuità di cura in regime di deospedalizzazione protetta, sia il monitoraggio dei valori dei parametri fisiologici e l’ossigenoterapia a domicilio, assicurando l’interazione tra gli operatori sanitari e i pazienti attraverso la videocomunicazione senza che debbano spostarsi presso le strutture ospedaliere e gli ambulatori. Il progetto coinvolgerà 50 pazienti. «Il percorso che s’intende attivare – spiega Matteo Scocco, direttore generale Asl Monza e Brianza si basa sull’utilizzo di servizi sanitari on line quali telediagnosi e telesorveglianza dei parametri vitali, acquisiti attraverso un innovativo sistema in grado di monitorare da remoto le condizioni cliniche del paziente, permettendo al Medico di Medicina Generale, al medico responsabile dell’Assistenza Domiciliare Integrata–Cure Domiciliari (ADI CD) e all’infermiere “case manager” del distretto di avere un aggiornamento costante della situazione e di essere l’interfaccia con il paziente/famiglia».

La complessità richiesta di intervento per la riabilitazione post lesione del sistema nervoso centrale, in particolare post lesione cerebrale di origine vascolare o traumatica, implica precocità di presa in carico riabilitativa, condivisione dell’esperienza e delle competenze fra cure in acuto e riabilitazione, continuità di cura e specificità di intervento. Ne è convinto Franco Molteni, Direttore Unità operativa complessa di Medicina riabilitativa a Villa Beretta, Costa Masnaga che spiega l’importanza della Telepresenza garantita con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione. «La contiguità fisica fra reparti per acuti e strutture dedicate alla riabilitazione (indicate per la complessità/intensità organizattiva della cura) può divenire superflua qualora si instauri un utilizzo costante dell’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni. Robot mobili dotati dei più moderni sistemi di comunicazione video, di condivisone delle immagini neuroradiologiche all’interno delle strutture per acuti e di riabilitazione rendono la telepresenza un 

fatto e non un concetto, la collaborazione una costante e non un optional, la condisione collegiale dei saperi un servizio e non un auspicio». 

Dal 2011 AREU Lombardia (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) partecipa al progetto regionale sul trasporto secondario materno e neonatale, che ha come obiettivi la riduzione dei tempi medi di trasferimento del neonato favorendo i trasporti in elicottero, l’implementazione del trasporto in utero e lo sviluppo di una cartella informatica condivisa in grado di dare tutte le informazioni sanitarie relative alla madre prima e al bambino poi. «In questi anni sono stati così effettuati 429 casi di Trasporto materno assistito, in 167 casi le pazienti hanno subito partorito in un Centro con Terapia Intensiva Neonatale, e in 129 casi le pazienti sono rimaste ricoverate per diverse settimane – spiega il Dottor Alberto Zoli, Direttore generale AREU -. Nello stesso periodo di tempo sono stati effettuati 477 trasporti neonatali da Centri Spoke ad Hub di riferimento per neonati molto prematuri che presentavano importanti sofferenze perinatali o che avevano bisogno di interventi chirurgici per patologie cardiache o malformative. Quando i tempi di percorrenza sono lunghi come ad esempio in Valtellina, la possibilità di trasportare un neonato in una termoculla certificata per il trasporto in elicottero, ovvero la possibilità di far arrivare una donna gravida nel Centro di riferimento affinchè possa essere effettuato un parto in sicurezza, ha permesso un sicuro miglioramento delle cure prestate». 

Da FIMMG la proposta arriva forte e chiara: è necessario tenere conto delle nuove modalità di presa in carico del paziente cronico e del rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate. Lo spiega Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale FIMMG che ha presentato l’esperienza del telemonitoraggio dei pazienti diabetici nel Lazio, nella ASL Roma D. «Per far sì che si esca dalle intenzioni è necessario a mio parere uno sforzo ideativo e progettuale che superi la logica compartimentale delle divisioni tra aree di competenza che ancora oggi caratterizza l’organizzazione del lavoro nell’ambito della sanità pubblica. Non c’e’ un malato “da ospedale” o un malato da “territorio”, c’e’ piu’ semplicemente una persona che in alcune fasi della sua vita ha bisogno di una assistenza medica. In alcuni casi tale assistenza deve essere resa in Ospedale, in altri fuori». 

Infine, il progetto Doctor Plus “A randomized clinical trial on home telemonitoring for the management of metabolic and cardiovascular risk in individuals with type 2 diabetesè lo studio randomizzato, aperto, multicentrico che è stato condotto con oltre 40 medici di medicina generale e 302 pazienti diabetici per un periodo di osservazione di 18 mesi. E’ stato presentato da Sergio Leotta, consigliere nazionale AMD, Direttore del dipartimento medico e delle specialità mediche dell’Asl di Roma B. Doctor Plus permette di: misurare a casa i propri valori clinici; trasmettere i risultati alla centrale Doctor Plus; aggiornare in tempo reale il medico di riferimento sulla situazione del paziente. Attualmente i paziente attivi presso l’ UOC di Diabetologia dell’Ospedale Sandro Pertini sono 189 pazienti arruolati con coinvolgimento degli Specialisti e il supporto di una Centrale di infermieri specializzati per la gestione del Triage e della Attività Educazionale.

Dal Friuli Venezia Giulia è proposto il modello di “Telemedicina nelle aree montane” ed è presentato da Luciano Flor, Direttore Generale dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento, che ha evidenziato i vantaggi di un modello “sostenibile” per le fasce di popolazione lontane dai poli strategici di cura e di assistenza.

«La diffusione della salute in rete ha reso protagonisti i cittadini che possono usufruire di numerosi servizi restando al proprio domicilio ed inoltre ci ha permesso di garantire servizi con continuità e qualità a domicilio del paziente, soprattutto integrando l’attività del medico di medicina generale e dell’assistenza domiciliare con specialisti dell’ospedale. Il progetto di telemedicina nelle aree montane ci garantisce altresì una presa in carico efficace per alcune fasce della popolazione e una continuità di assistenza efficace». 

Proposte per una sanità digitalizzata 

Regione Lombardia, fin dai primi anni del 2000 si è fatta promotrice e sostenitrice di progettualità che hanno avuto al centro l’utilizzo della tecnologia quale supporto di operatori e pazienti per la cura e gestione di alcune patologie.

«Attraverso una veloce carrellata delle progettualità gestite e cogestite nel corso degli anni – spiega Loredana Luzzi, Direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera “G. Salvini” si prospetta uno scenario futuro in cui l’utilizzo di strumenti di telemedicina, dal centro servizi ai dispositivi a distanza, diventa di uso quotidiano per medici e infermieri e amministrativi nella gestione efficace ed efficiente del paziente cronico consapevole e collaborante per una sanità migliore e sostenibile».

Eppure la Telemedicina, nonostante le sue potenzialità riconosciute a livello internazionale, non viene ancora utilizzata in maniera estesa nel nostro Paese. Così come è evidente il ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione.

«Tutti gli indicatori mettono in rilievo il grave ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione: dalle infrastrutture ai servizi, dalle competenze alla gestione degli open e big data e dell’internet of things – spiega Roberto Moriondo, rappresentante delle Regioni AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) -. Per porre rapidamente rimedio a questo elemento di freno alla crescita e alla competitività del nostro Paese il Governo ha recentemente presentato i due Piani Strategici per la Banda Ultra Larga e per la Crescita Digitale, mentre è di questi giorni l’annuncio di un Patto sulla Sanità Digitale».

Il tema è approdato anche in Parlamento, con un percorso in atto di modifica del comma r) dell’Articolo 117 della Costituzione, che norma in materia di podestà legislativa per il coordinamento dei sistemi statistici ed informatici, ed è in agenda la costituzione di una Commissione permanente, sempre sul digitale, in seno alla Conferenza delle Regioni.

«Sarebbe a questo punto riduttivo occuparsi unicamente di fascicolo sanitario elettronico oppure di ricetta elettronica – puntualizza Moriondo -, e non mettere in primo piano la telemedicina e la telediagnostica, ma più in generale non cogliere i benefici che il digitale può apportare ai percorsi di prevenzione e di cura e alla riorganizzazione complessiva del sistema sanitario».

La Dottoressa Maria Carla Gilardi dell’Università Milano Bicocca nel corso del workshop pone la sua attenzione sull’iniziativa del Ministero della Salute in materia di Sanità Elettronica, che ha portato alla predisposizione di Linee di Indirizzo nazionali sulla Telemedicina. Le Linee di indirizzo, risultato del lavoro di un Tavolo insediato in seno al Consiglio Superiore di Sanità, sono state approvate dalla Conferenza Stato–Regioni nel febbraio 2014.

«Il documento propone un modello di governance condivisa nelle iniziative di Telemedicina che ha l’obiettivo di armonizzare i modelli applicativi nell’erogazione e nella fruizione dei servizi a distanza in ambito sociosanitario – spiega Gilardi -. Nel contesto del documento viene, tra l’altro, proposta una definizione di Telemedicina, una classificazione delle prestazioni erogate mediante servizi di Telemedicina (Telemedicina Specialistica, Telesalute, Teleassistenza), una descrizione delle caratteristiche e dei processi di attuazione. Il recepimento delle Linee di indirizzo da parte delle regioni e province Autonome, in base all’intesa stabilita dalla Conferenza Stato-Regioni, è valutato in sede di verifica annuale degli adempimenti regionali da parte del Comitato permanete di verifica dei Livelli Essenziali di Assistenziali (LEA)».

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